Quel ticket non esiste
Articolo su “Europa” del 15 maggio 2010
«È solo fantapolitica». Così Vendola ha liquidato ogni chiacchiericcio su un possibile ticket da opporre al governo delle destre. Questa storia non ha alcun fondamento per diverse ragioni. Infatti, un ticket sarebbe inscritto in una logica di alleanza tra due sinistre, una radicale e una moderata.
Banalmente oggi non ne abbiamo neanche una. Non credo siamo nelle condizioni di destinare energie e risorse per una impresa duplice. E poi, con estrema franchezza, Vendola non può essere “confinato” in un recinto indefinito di minorità . Ha vinto in Puglia interpretando una idea alternativa di società con un consenso largamente maggioritario. A tempo debito saranno le primarie a decidere chi guiderà il fronte alternativo all’attuale governo.
chiaro sin d’ora che senza un processo democratico e popolare nessuno potrà sequestrare in logiche ristrette ed oscure l’indicazione della prossima leadership.
Ma fa ancora meglio Vendola, schivando ogni prematura candidatura, a proporre alla politica italiana il cimento di una ricerca di una nuova narrazione in grado di mobilitare passioni e progetti innovativi. La crisi economico-finanziaria sta divampando in Europa lasciando sul terreno tragedie sociali.
Crescono disoccupazione e precarietà . Calano retribuzioni e pensioni. La crescita economica è lenta e si muove lungo le stesse strade che hanno fatto maturare la crisi. Siamo in preda alla speculazione selvaggia.
Quali sono in Europa le ricette per fermare il degrado sociale e prospettare soluzioni alternative? In cosa differiscono la destra e la sinistra? Sembra che la Tecnica abbia il sopravvento sulla Politica. Politiche restrittive, tagli di salari e spesa pubblica e il rilancio di una crescita senza lavoro. La Spagna di Zapatero come la Grecia. E tra un po’ l’Italia di Tremonti come la Francia di Sarkozy e la Germania della Merkel. In Italia, anticipando le scelte del governo, la Marcegaglia chiede lacrime e sangue e Matteo Colannino, in un’importante intervista, dà ragione a Casini che prospetta le medesime opzioni. A guardare bene sembra che la partita si giochi tra una tecnocrazia neoliberista e un populismo che sfugge alle regole canoniche del mercato e, perciò, inaffidabile.
Ora, forse, apparirà più chiara la posizione di Fini e la natura del conflitto con Berlusconi e la Lega. Si sta costruendo in Italia un fronte che cerca, evitando le elezioni anticipate, di condizionare e smussare l’imprevedibilità populista delle forze portanti dell’attuale governo. Tremonti non è più il costruttore di politiche colbertiane e stataliste, ma il prudente garante delle nuove dottrine neoliberiste delle tecnocrazie europee e del Fondo monetario internazionale.
E noi? Come ci posizioniamo? Non c’è altra scelta che quella del rigore e della negazione di ogni conflitto condizionante le decisioni economiche? Se non c’è alternativa la politica muore. Se hanno ragione i Colannino, Letta, Casini, Fini e… Tremonti, siamo all’eutanasia della sinistra. Ecco, è in atto uno sconvolgimento drammatico del sistema politico italiano. I poteri forti tentano nuove rappresentanze per ripristinare la “normalità ” in un’Europa sconvolta dalle turbolenze dei mercati. Il tema è: “chi rappresenta chi”. Il lavoro non ha nessuna rappresentanza e nessuna soggettività politica. Lo stesso sindacato è chiamato, in condizioni drammatiche, a scelte difficilissime.
Marchionne presenta un piano per la Fiat in cui prevede una ulteriore flessibilità della forza lavoro in cambio di un possibile aumento delle produzioni. Il sindacato, per sua natura, dovrebbe contrattare le condizioni di lavoro, ma la Fiat non permette ciò e minaccia delocalizzazioni. Cambia la rappresentanza politica, rischia di mutare la rappresentanza sociale. Tutto ciò può accadere perché non si è prodotta in questi anni nessuna alternativa al modello di sviluppo.
A cosa serve la sinistra se non a questo? L’unica forma di competitività è quella di prezzo, contro i prodotti che, con un costo del lavoro bassissimo, arrivano dall’Oriente. Rigore e contrazione del costo del lavoro. Così si vuole uscire dalla crisi e contrastare il declino dell’Europa e dell’Italia.
Noi non abbiamo nulla da dire? Formazione, ricerca, qualità , investimento strategico nell’ambiente, diritti del lavoro, possono essere la leva per un nuovo scenario economico sociale nel vecchio continente? Si possono mobilitare energie, risorse intellettuali, lavoro, in questa direzione? In una parola, si può costruire la sinistra (non le sinistre) in Italia ed in Europa? Una sinistra nuova, critica con il capitalismo contemporaneo e con il suo corredo di disparità sociali e paure dell’altro. È questo il compito dell’oggi.
Uscire dalla sconfitta culturale e preparare così l’alternativa al governo Berlusconi. Idee nuove e democrazia. Rinnovo radicale di partiti che non elaborano più e sembrano luoghi esclusivi di competizione astiosa o di conquista di spazi istituzionali. Siamo impegnati in un progetto ambizioso di ricostruzione di spazi pubblici di socialità e progettazione, di solidarietà e condivisione. Per riprendere la battaglia politica. È giunta l’ora di smettere di pensare che si possono battere le destre cercando di introiettarne pezzi e culture. La sfida parte dall’innovazione di noi stessi.
Franco Giordano


